emily

EMILY Il Giardino nella Mente

Teatro Patalò

spettacolo
03/02/2017 21.00

studio su gli Envelope Poems di Emily Dickinson

di e con Isadora Angelini e con Luca Serrani
luci ed elaborazione del suono Luca Serrani
registrazioni Farmhouse Studio, Rimini
Progetto Interregionale di Residenze Artistiche realizzato con il contributo di Teatro Due Mondi, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ER Cultura
una produzione Teatro Patalò 
con il contributo di
Regione Emilia Romagna

No, la parola più selvaggia che possiamo consegnare al Mondo.

Un lavoro teatrale sull’opera della poetessa Emily Dickinson.
All’età di quarant’anni Emily si chiuse definitivamente nella sua stanza, tolse il proprio corpo dal mondo, e la sua scrivania divenne telescopio e microscopio da cui osservava orizzonti lontani e le sfaccettature dell’animo umano.
Lavorò incessantemente alla sua opera poetica che tuttavia scelse di non pubblicare in vita.
Alla sua morte, la sorella trovò un cassetto pieno delle sue poesie, trascritte in piccoli fascicoli.
Di lei rimangono anche le sue lettere con le quali intrattenne rapporti di cura, d’amore e di dialogo con il mondo.
In mezzo alle sue carte, furono trovati 52 frammenti scritti su buste già usate.
Queste buste di carta sembrano messaggi gettati ai venti del futuro, indirizzati a nessuno e a tutti contemporaneamente.

Dickinson scrisse nel preciso momento storico in cui la possibilità di recapitare un messaggio privato attraverso il sistema postale era finalmente diventato realtà. Un’epoca di velocità e di immediatezza della comunicazione.
Eppure le comunicazioni nel mondo moderno sono asimmetriche e piene di lacune.
Le riceviamo e le decifriamo sempre e solo in parte.
I frammenti di Emily Dickinson, arrivati in mano ai lettori del futuro, ci ricordano la contingenza, la transitorietà, la vulnerabilità e la fugacità della nostra vita.
E allo stesso tempo, il carico enorme di SPERANZA contenuto in tutti i nostri messaggi.
Le parole di questi 52 testi frammentari diventano un dispositivo
per innescare l’immateriale.
Come ali di carta capaci di far comunicare il tempo e l’eternità, scarabocchi di parole che sembrano impronte fossili di uccelli preistorici.
Messaggio effimero da un mondo sconosciuto, ad un altro mondo sconosciuto.

Il testo dello spettacolo è composto da frammenti di lettere e poesie di Emily Dickinson . L’allestimento e la drammaturgia sono nati dalla lettura di The Gorgeous Nothings, gli ‘envelope poems’ di Emily Dickinson a cura di Jen Bervin e Martha Verner.

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